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Tornò a farle visita anche quella notte, come tutte le notti.
Si avvicinò al letto, sentì il suo respiro lento e regolare;le si avvicinò piano per non disturbarla, e,con un gesto leggero,le posò una mano sulla nuca, accarezzandole i folti e umidi capelli neri che aveva sparsi disordinatamente sul cuscino… Le sussurrò dolci parole nell’orecchio, con la sua voce calda e profonda, le promise che sarebbero stati sempre insieme, che non si sarebbero mai divisi, per l’eternità...
La ragazza si svegliò nel suo letto. Aveva ancora fatto quel sogno assurdo. Si alzò per andare a chiudere la finestra aperta da un'improvvisa folata di vento. Faceva molto caldo, così andò in cucina a dissetarsi: attraversò il corridoio,con la strana sensazione di essere osservata;bevve avidamente un bicchiere di spremuta di pompelmo,dopodiché si infilò nuovamente nel suo letto. Stava per riprendere sonno, quando sentì del vento freddo permearla fino alle ossa!
Sbarrò gli occhi e si girò verso la finestra, ma era chiusa... Rigirò il viso e, sul cuscino davanti a lei, era adagiata una rosa nera: la profondità del nero si distingueva dal buio della notte: era intenso, innaturale. Impaurita, la ragazza accese tutte le luci, controllando ogni singolo anfratto della casa, ma non c’era nessuno oltre lei, e nulla era fuori posto. Tornò a letto e prese la rosa nera; la osservò girandola, ma si punse con una delle sue spine: dal dito ferito uscì una lacrima di sangue rosso, che si apprestò a pulire con un lembo del lenzuolo. Impaurita e inquieta, si rannicchiò fra le lenzuola coprendosi fin sopra la testa, lasciando scoperto solo parte del viso,per respirare.
Lui la guardò riprendere sonno,con occhi malinconici. Continuò a guardarla mentre si avvicinava alla finestra; prima di andare, si girò nuovamente verso di lei: sapeva che quella era l’ultima volta che si vedevano.
Sospirò.
Aprì la finestra.Si gettò,ma non poteva morire. Era condannato a vivere in eterno, a pensare a lei in eterno, pur sapendo che lei non avrebbe mai neanche saputo della sua esistenza. Così, fra i palazzi che si stagliavano nel nero della notte, correva; passò in mezzo alla gente che non poteva vederlo…
Era solo,in quella soffocante notte di Luglio; l’aria passava veloce attraverso i suoi lunghi capelli neri, mentre camminava tra la gente: come erano precarie le loro vite, così brevi,cosi' insignificanti! Guardavano le vetrine, sbuffavano per il caldo, litigavano per futilità, e non si accorgevano di quanto il tempo passasse veloce e portasse via le loro vite,come faceva il vento con le foglie secche di un giardino spoglio.
Passando fra le persone notò la luce accesa in una casa: stranamente qualcuno era ancora sveglio a quell’ora della notte.
Si avvicinò ad essa e scorse una giovane ragazza che scriveva su un piccolo foglio sgualcito, con tale foga da suscitare il suo interesse. Entrò nella piccola stanzina e lesse sul foglio ciò che la ragazza scriveva: rimase stupito! Era la sua storia, la storia di quella medesima sera, del suo amore impossibile! Distolse lo sguardo dal racconto e fissò la ragazza che, accortasi dell’uomo, smise di scrivere e lo fissò a sua volta:quella ragazza poteva vederlo!
Dopo alcuni sguardi reciproci e increduli, lei posò la penna sul tavolo, piegò il foglietto e glielo diede,dicendogli: " Questa è solo una piccola parte della tua eterna storia e di quella di lei, ma in questo racconto sarete uniti per sempre!" Lui sorrise, la baciò sulla fronte e uscì dalla stanza, sparendo tra la folla e il buio di quella calda notte d’estate...
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