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Una calda sera d'estate. Dorian sedeva al tavolo, con il viso rivolto verso la finestra e con un bicchiere di grappa davanti,l'unico compagno rimastogli a scaldarlo, negli ultimi tre anni. Tanti ne erano trascorsi da quando Emily, sua moglie, aveva perso la battaglia contro il mostro che, crescendo dentro di lei, l'aveva divorata lentamente, fino ad ucciderla. Avevano trascorso insieme trentotto anni di matrimonio,durante i quali avevano sempre diviso e condiviso tutto. Avevano avuto un solo figlio, Andrew, che adesso aveva trentacinque anni e che, per motivi professionali e sentimentali, viveva all'estero con la moglie Patricia, inglese.
Dopo la morte di Emily, le già saltuarie visite di Andrew si erano rarefatte, vuoi per la distanza, vuoi perché la sua nuova famiglia aveva bisogno di lui. Anche i contatti telefonici si erano diradati. Questa situazione aveva contribuito a deprimere Dorian ancor più;egli si sforzava di giustificare il figlio, con gli impegni di lavoro e la vita molto attiva che svolgeva, ma in cuor suo si sentiva abbandonato ed era rammaricato di non essere diventato ancora nonno.
Il demone della solitudine si era, in maniera subdola e strisciante, impossessato di lui. Anche le amicizie più assidue, con la perdita di Emily, che rappresentava l'elemento catalizzatore della loro vita di relazione, si erano gradualmente affievolite. La sua lenta e progressiva dipendenza dall'alcool peggiorava la situazione, per le frequenti alterazioni del suo umore che essa provocava.
Tutti questi pensieri si agitavano nella sua mente, ancor lucida, mentre stava seduto immobile di fronte alla finestra. Questo suo stato di fissità durò per parecchi minuti. All'improvviso, si alzò di scatto e decise di uscire... Erano trascorsi molti giorni dall'ultima volta che l'aveva fatto. L'aria della sera era dolce e la temperatura gradevole. I rumori della cittadina si erano attenuati e le luci delle strade, dei negozi e delle case si accendevano in sequenza, come se si rincorressero l'un l'altra, in un gioco festoso.
Dorian aveva ben chiaro dove andare... l'odore del mare intanto iniziava ad essere percepito dalle sue narici. Quante volte con Emily, in sere d'estate simili a quella, avevano percorso la strada che porta al mare, per poi proseguire sulla spiaggia, camminando sulla battigia, con la tenerezza di due innamorati, mano nella mano, divertendosi ad evitare che la risacca bagnasse loro le scarpe. Per questo motivo, spesso si toglievano le scarpe,portandole in mano, e si rincorrevano sulla spiaggia, per poi tirarsi l'acqua addosso. Ripetevano spesso questo infantile, quanto tenero gioco, che li faceva sentire felici e spensierati... Dorian giunse sulla spiaggia quando era ormai buio. La luna si era appena levata all'orizzonte. Dorian si diresse verso il bagnasciuga, ripercorrendo i passi ed i movimenti fatti tante volte con Emily. Si tolse le scarpe e riscopri' le sensazioni che i piedi immersi nell'acqua gli trasmettevano un tempo. Queste sensazioni ed i ricordi dei tempi felici, lo proiettarono lentamente e senza che se ne rendesse conto, in una dimensione dell'anima, in cui tutto diventava possibile e nella quale il tempo era un'entità statica, senza più passato, presente e futuro.
Continuò a camminare sulla sabbia, ma adesso non era più solo:la sua mano libera era stretta a quella di Emily che camminava al suo fianco. Emily e Dorian raggiunsero un'ansa della spiaggia, dove erano soliti appartarsi, come due ragazzini ai primi incontri amorosi. Scivolarono dietro gli scogli e si adagiarono sulla fine sabbia che si modellava dolcemente sui loro corpi, appena illuminati dai pallidi raggi lunari.
Il sole era sorto da poco e la spiaggia cominciava a rischiararsi. "Venite, Venite, c'è un uomo steso sulla spiaggia, forse sta male!" Urlò un ragazzo, affacciato dal muretto che separava la strada dalla spiaggia. Accorsero diverse persone. "Chiamate l'ambulanza!" Gridò qualcuno.
Un medico che si trovava li'vicino Scavalcò il muretto senza esitazioni, si avvicinò a Dorian; posò la borsa sulla sabbia e poggiò due dita sul collo,per verificare il suo stato...comprese subito che era morto. Il suo volto era già pallido, ma su di esso si era fissato un sorriso di serenità e di pace. Accanto al corpo c'erano le sue scarpe, in perfetto ordine;appaiate e in bell'ordine anch'esse, un altro paio di scarpe da donna.
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