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La notte scese silenziosa .
Alex guardava per l'ennesima volta dalla sua finestra la donna della casa accanto, che suonava la sua arpa,come ogni sera. I capelli rosso cupo le cadevano sopra il viso esangue e le sue dita affusolate giocavano con le corde, creando una triste melodia. “ Perché sei così triste?”,avrebbe voluto chiederle ;il desiderio di parlarle cresceva dentro di lui. Come sempre, lei finiva il suo concerto a mezzanotte e poi andava via, perdendosi nei bui meandri della sua casa. Avrebbe voluto che rimanesse un altro po’ accanto all’arpa, solo per il suo desiderio.
La notte seguente,Alex si decise a salire la cancellata che separava le due case e si avvicinò alla finestra aperta.Lei abbracciava l’arpa,mentre le sue mani non si stancavano di tessere lo strumento “Perché sei così triste?” sussurrò lui,timoroso Lei si fermò,cercando di trafiggere il buio fuori, per vedere l’intruso. L’uomo era spaventato, perso in mille pensieri. “Oh, Dio! Sà che sono qui…e adesso Che le dico?"Una lunga risata interruppe quel silenzio imbarazzante “So che sei alla finestra, intruso. Sarebbe più cortese bussare alla porta,non credi?” disse lei. Pochi secondi e si sentì bussare alla porta. “Entra!” rispose lei. La porta si aprì e l’uomo entrò con un sguardo timido… “Siediti e ascolta la mia musica,perché questa sarà l’ultima cosa che sentirai,” sorrise lei diabolicamente. Lui cadde sulla sedia, spaventato, e lei iniziò di nuovo a suonare l’arpa, ma questa volta suonava una canzone veloce e allegra.
L’uomo, confuso, la fermò con una domanda: “Perché adesso hai suonato una melodia allegra?” Lei si fermò, cercando una risposta, ma non la trovò… Tutti i suoi pensieri oscuri volarono via e non rimase che il suo sguardo fisso su quel volto innocente. “Vieni anche domani notte!” gli disse lei. ”Adesso io devo andare.
La notte successiva Alex era di nuovo là, e così anche le notti seguenti .Il tempo trascorreva piacevolmente…lei suonava per lui, lui la baciava… lei l’illudeva… lui non la lasciava… finché lei lo amò… finché lui la amò. Avevano passato tante notti insieme e lei adesso lo osservava mentre dormiva, sfinito nel letto... un angelo senza ali, un mortale… ma lo amava e si chiedeva: “Come può un demone amare un angelo?” “Sono domande senza risposta, sorella,” rispose la voce di un uomo che si nascondeva nel buio.
“Perché sei venuto qui, fratello?” sussurrò lei,per non svegliare il suo amante. “Sono passate tante notti da quando ti sei allontanata dal nostro branco. Ti abbiamo vista tutti in compagnia di questo mortale…”
“ Che vuoi, fratello?”
“Tutti abbiamo letto nell’anima di questo mortale. Egli ti ama..”
“Lo so…” rispose lei.
“Abbiamo visto in lui una forza interiore che è difficile trovare tra i mortali. Potrebbe diventare un vampiro invincibile.”
“No! Mai,” ringhiò lei.” Non lo butterei mai in questo incubo. Lui è un angelo! Non gli ruberei mai la sua luce divina.”
“Noi non sopportiamo la tua lontananza, sorella. Trasformalo in vampiro e torna da noi,insieme a lui.Tu lo ami, lui ti ama…il vostro amore sarà eterno.”
“No,sarebbe soltanto un amore dannato..."
“Se tu non lo farai, la faremo noi per il tuo bene.”
“Non avete il diritto di scegliere per me!”
“Oh, sì, sorella! Sì che l'abbiamo. Rifletti fino a domani notte. Se non lo farai tu, lo faremo noi.” E il vampiro sparì nel freddo della notte.
La donna si sedette accanto all’arpa, combattuta e sconsolata. Lanciò un ultimo sguardo sull’angelo che dormiva e iniziò di nuovo a suonare . I suoni furono uditi da Alex che si svegliò con un sorriso sulle labbra. Si alzò dal letto e si avvicinò a lei, mettendo le sue mani calde sulla sua pelle di ghiaccio. Due lacrime di sangue colarono sulle sue guance pallide, ma non osò voltare il suo sguardo. Continuò a suonare,sempre più sconsolata,sempre più malinconica…
lui si abbassò felice e le baciò il collo. Un caldo brivido d’amore le penetrò il corpo e lei smise di suonare. Alzò la suo mano brandendo nell’aria un coltello, che affondò nella carne del suo amante. Lei rimase immobile con il coltello sporco di sangue
“Perché l’hai fatto?” chiese lui,esalando l’ultimo respiro.
“Per amore, angelo mio... Tu devi volare, non cadere…”
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