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LA STORIA DI FREDA E THOMAS

  

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Una radio accesa,sintonizzata su una frequenza che nessuno ascoltava,stava trasmettendo vecchie canzoni. Sul prato accanto allo stereo,Thomas e Freda avevano preparato tutto per il pranzo e Huch, un bellissimo pastore tedesco, saltellava allegro attorno ad un albero.

Il luogo piu' bello che avessero visto in vita loro, il luogo dei sogni, delle favole e delle belle speranze. Distesa sull'erba fresca,Freda pensava al futuro:era appena partita ma l'aria che respirava le sembrava gia' un'altra, sperava di essersi liberata della vecchia vita e guardava avanti, alle cose che l'attendevano, con lo sguardo fiducioso e innamorato.Rose selvatiche, questi fiori cosi' particolari, che ricordano il paradisiaco giardino dell'eden e l'infernale rogo delle streghe, erano su tutte le pagine del suo blocco dei disegni;erano molti i pensieri che le affollavano la mente, ma c'era una cosa che l'entusiasmo le aveva fatto dimenticare: l'effetto del sedativo presto sarebbe svanito e cosi'  anche l'illusione, l'idea di una vita diversa, lontana dalla banale mediocrita' del mondo che la circondava. Dove stesse andando non lo sapeva.

"Si puo' partire senza una meta? "Freda se lo chiedeva allora. Mentre Huch,un cane poliziotto, la stava annusando,un camion blu, che l'aveva presa ancora incosciente, la stava trasportando all'ospedale psichiatrico da cui la notte precedente era fuggita,eludendo la sorveglianza. Quando si riprese era gonfia di rabbia, cercava ancora il suo Thomas e inutilmente chiamava quel nome.

L'eroina, amata e odiata compagna,glielo aveva strappato, lo aveva portato via da lei. Freda era dipendente da entrambi e ora che si sentiva cosi' sola non voleva altro che ritrovarli. Pianse a lungo e si addormento'.

Si trovo' sdraiata su un soffice manto d'erba, in un luogo incantevole, il luogo piu' bello che avesse mai visto, il luogo dei sogni, il regno dei morti...

e Thomas era con lei.

 

 

           

                

       

LA FARFALLA BIANCA(LEGGENDA GIAPPONESE)

 

 

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In una casetta dietro il cimitero del tempio di Sozanji viveva un vecchio di nome Takahama. Era molto amabile e piaceva a tutti i suoi vicini, anche se molti di essi lo consideravano un po’ pazzo. A quanto sembra la sua pazzia consisteva semplicemente nel fatto che non si era mai sposato e non aveva mai mostrato desiderio di restare in intimità con una donna.

Un giorno di estate si ammalò tanto gravemente, che mandò a chiamare la cognata e il figlio di lei. I due arrivarono e fecero tutto ciò che potevano per dargli sollievo nelle sue ultime ore. Mentre lo vegliavano, Takahama si addormentò.

Poco dopo una grande farfalla bianca volò dentro la stanza e si posò sul cuscino del vecchio. Il ragazzo cercò di cacciarla via, ma quella tornò tre volte, come se fosse riluttante ad abbandonare il malato. Alla fine il nipote di Takahama riuscì a farla uscire in giardino e a farle attraversare il cancello fino a farla entrare nel cimitero, dove si posò sulla tomba di una donna e misteriosamente scomparve. Osservando la tomba, il giovane trovò il nome “Akiko” scritto su di essa, insieme a un epitaffio che raccontava come Akiko era morta all’età di diciotto anni. Benché la tomba fosse ricoperta di muschio e sembrasse costruita decenni prima, il ragazzo notò che era circondata di fiori e che il piccolo serbatoio dell’acqua era stato riempito di recente.

Quando il giovane tornò alla casa, Takahama era ormai spirato. Si rivolse alla madre e le raccontò quello che aveva visto nel cimitero.

«Akiko?» mormorò la madre. «Quando tuo zio era giovane, fu fidanzato con Akiko. La ragazza morì di tubercolosi proprio il giorno prima delle nozze. Quando lasciò questo mondo, tuo zio decise che non si sarebbe mai sposato e che avrebbe vissuto per sempre vicino alla sua tomba. Per tutti questi anni ha mantenuto la sua promessa e ha conservato nel cuore tutti i dolci ricordi del suo unico amore. Tutti i giorni Takahama si recava nel cimitero, sia che l’aria fosse profumata dalla brezza dell’estate, sia che fosse appesantita dalla neve che cadeva d’inverno. Tutti i giorni pregava che lei fosse felice, bagnava la tomba con le sue lacrime e portava dei fiori. Adesso che Takahama stava morendo e non poteva più svolgere il suo compito amoroso, Akiko è venuta per lui. Quella farfalla bianca era la sua anima dolce e innamorata».

           

       

       

Premio Arte y Pico:grazie di cuore!

 

 

 

Premio Arte y Pico 
 
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Ringrazio per questo splendido quanto inaspettato premio:

1)Strawberry http://strawberryfieldforever.spaces.live.com

2)Emy  http://noemyt1986.spaces.live.com

3)Antonella http://lellavale76.spaces.live.com

4)Anna  http://ali-di-farfalla08.spaces.live.com/

5)Lena  http://cantinhodalena2008.spaces.live.com

  6)Adriana http://Midnight---dreams.spaces.live.com/

 

REGOLAMENTO PER CHI RICEVE QUESTO PREMIO:

1) Scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per creatività, design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua!

2) Ogni premio assegnato deve avere il nome dell'autore e il collegamento al suo blog, cosi che tutti lo possano visitare

3) Ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui che ti ha premiato

4) Il premiato deve mostrare il collegamento con il blog ARTE Y PICO http://arteypico.blogspot.com/ dove nasce l'iniziativa

5 Pubblicare le regole

 

Ok allora...vediamo chi premiare...Premetto che avrei voluto premiare coloro che me lo hanno consegnato,x la bellezza e la cura dei rispettivi spaces...ma non sapendo se il regolamento lo permetta,premierò 5 blog diversi.,nella consapevolezza che non sarà semplice,visto che ne vorrei premiare molti,molti di più!

 

1)Cinzia http://mylife1970italy.spaces.live.com

2)Verdiana http://lefatedeiboschi.spaces.live.com

3)Arwen http://arwendolceelfetta.spaces.live.com

4)Angelica http://angelicacatwomen1960.spaces.live.com/

5)Sabrina http://blogdipiccolaluce.spaces.live.com

 

AVVISO IMPORTANTE!

Scusate se da un po di giorni sembro un pò assente...tranquilli,non vi ho dimenticati,è solo che ho da poco intrapreso un lavoro ed ho poco tempo da dedicare allo space...ma ciò non toglie che vi porto sempre nel mio cuoricino,cari amici ed amiche di blog!

VI VOGLIO BENE,

ALE

 

Secondo avviso importante!

Venite a visitare il mio secondo space!

Vi aspetto numerosi

http://elvenpath76.splinder.com/

TRAMONTO DI UN'ANIMA

 

 

 

Una calda sera d'estate. Dorian sedeva al tavolo, con il viso rivolto verso la finestra e con un bicchiere di grappa davanti,l'unico compagno rimastogli a scaldarlo, negli ultimi tre anni. Tanti ne erano trascorsi da quando Emily, sua moglie, aveva perso la battaglia contro il mostro che, crescendo dentro di lei, l'aveva divorata lentamente, fino ad ucciderla. Avevano trascorso insieme trentotto anni di matrimonio,durante i quali avevano sempre diviso e condiviso tutto. Avevano avuto un solo figlio, Andrew, che adesso aveva trentacinque anni e che, per motivi professionali e sentimentali, viveva all'estero con la moglie Patricia, inglese.

Dopo la morte di Emily, le già saltuarie visite di Andrew si erano rarefatte, vuoi per la distanza, vuoi perché la sua nuova famiglia aveva bisogno di lui. Anche i contatti telefonici si erano diradati. Questa situazione aveva contribuito a deprimere Dorian ancor più;egli si sforzava di giustificare il figlio, con gli impegni di lavoro e la vita molto attiva che svolgeva, ma in cuor suo si sentiva abbandonato ed era rammaricato di non essere diventato ancora nonno.

Il demone della solitudine si era, in maniera subdola e strisciante, impossessato di lui. Anche le amicizie più assidue, con la perdita di Emily, che rappresentava l'elemento catalizzatore della loro vita di relazione, si erano gradualmente affievolite. La sua lenta e progressiva dipendenza dall'alcool peggiorava la situazione, per le frequenti alterazioni del suo umore che essa provocava.

Tutti questi pensieri si agitavano nella sua mente, ancor lucida, mentre stava seduto immobile di fronte alla finestra. Questo suo stato di fissità durò per parecchi minuti. All'improvviso, si alzò di scatto e decise di uscire... Erano trascorsi molti giorni dall'ultima volta che l'aveva fatto. L'aria della sera era dolce e la temperatura gradevole. I rumori della cittadina si erano attenuati e le luci delle strade, dei negozi e delle case si accendevano in sequenza, come se si rincorressero l'un l'altra, in un gioco festoso.

Dorian aveva ben chiaro dove andare... l'odore del mare intanto iniziava ad essere percepito dalle sue narici. Quante volte con Emily, in sere d'estate simili a quella, avevano percorso la strada che porta al mare, per poi proseguire sulla spiaggia, camminando sulla battigia, con la tenerezza di due innamorati, mano nella mano, divertendosi ad evitare che la risacca bagnasse loro le scarpe. Per questo motivo, spesso  si  toglievano  le scarpe,portandole in mano, e si  rincorrevano sulla spiaggia, per poi tirarsi l'acqua addosso. Ripetevano spesso questo infantile, quanto tenero gioco, che li faceva sentire felici e spensierati... Dorian giunse sulla spiaggia quando era ormai buio. La luna si era appena levata all'orizzonte. Dorian si  diresse verso il bagnasciuga, ripercorrendo i passi ed i movimenti fatti tante volte con Emily. Si tolse le scarpe e riscopri' le sensazioni che i piedi immersi nell'acqua  gli trasmettevano un tempo. Queste sensazioni ed i ricordi dei tempi felici, lo proiettarono lentamente e senza che se ne rendesse conto, in una dimensione dell'anima, in cui tutto diventava possibile e nella quale il tempo era un'entità statica, senza più passato, presente e futuro.

Continuò a camminare sulla sabbia, ma  adesso non era più solo:la sua mano libera era stretta a quella di Emily che camminava al suo fianco. Emily e Dorian raggiunsero un'ansa della spiaggia, dove erano soliti appartarsi, come due ragazzini ai primi incontri amorosi. Scivolarono dietro gli scogli e si adagiarono sulla fine sabbia che si modellava dolcemente sui loro corpi, appena illuminati dai pallidi raggi lunari.

Il sole era sorto da poco e la spiaggia cominciava a rischiararsi. "Venite, Venite, c'è un uomo steso sulla spiaggia, forse sta male!" Urlò un ragazzo, affacciato dal muretto che separava la strada dalla spiaggia. Accorsero diverse persone. "Chiamate l'ambulanza!" Gridò qualcuno.

Un medico che si trovava li'vicino Scavalcò il muretto senza esitazioni, si avvicinò a Dorian; posò la borsa sulla sabbia e poggiò due dita sul collo,per verificare il suo stato...comprese subito che era morto. Il suo volto era già pallido, ma su di esso si era fissato un sorriso di serenità e di pace. Accanto al corpo c'erano le sue scarpe, in perfetto ordine;appaiate e in bell'ordine anch'esse, un altro paio di scarpe da donna.

           

       

  

AWARD"THE LAST WINGED UNICORN"

 

 

 


MondoGlitter.it 

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Intervento premiato:¢α¢¢ια αℓℓ'υиι¢σяиσ

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TOP STRAWBERRY WRITE-MAGGIO 2008

 

 

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υи gяαzιє ∂ι ¢υσяє

αℓℓα мιтι¢α ∂ιяє¢тσяу "ѕтяαωвєяяу fιєℓ∂ fσяєνєя" χ qυєѕтσ fανσℓσѕσ ρяємισ! 

 

 

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яι¢σя∂ι ℓα ρяιмα νσℓтα ¢нє ∂αиzαммσ ιиѕιємє?

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ιи ¢υι fα¢єѕтι ѕναиιяє ℓα мια вяυттєzzα?

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ѕσgиαи∂σ qυєℓℓє тєяяє ∂єℓ иσя∂,

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ιℓ тυσ σ¢єαиσ мι тяαѕ¢ιиα gιù,

ℓα тυα νσ¢є мι fα α ρєzzι...

αмαмι αи¢σяα,

ρяιмα ¢нє ℓ'υℓтιмσ ρєтαℓσ ¢α∂α!

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¢σѕι'ιℓ мσи∂σ ѕαяєввє χ мє,

ѕєиzα qυєℓ тυσ вα¢ισ ѕιи¢єяσ...

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мα ρσι¢нè ιℓ тυσ ¢υσяє è σ¢¢υραтσ,

ιℓ мισ αмσяє ρєя тє

α∂єѕѕσ ∂єνє ѕριяαяє...

ρєя∂σиαмι,

нαι вιѕσgиσ ∂ι ριù ∂ι qυєℓℓσ ¢нє ρσѕѕσ σffяιятι...

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qυєℓ ¢нє нσ ѕємρяє ¢єя¢αтσ,

мαι ανяò,

ρєя¢нè ¢нι ρσтяà мαι ιмραяαяє 

α∂ αмαяє υиa вєѕтια?

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ρєя qυαитσ ѕιαиσ fяє∂∂ι

ιℓ νєитσ є ℓα ρισggια,

ѕαяò ℓα' ρєя αℓℓєνιαяє ℓє тυє ρєиє;

 ρєя qυαитσ ѕιαиσ ¢яυ∂єℓι

gℓι ѕρє¢¢нι ∂єℓ ρє¢¢αтσ,

яι¢σя∂α,

ℓα вєℓℓєzzα ѕι тяσνα ∂єитяσ.

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ρєя ѕємρяє ιℓ ℓυρσ ¢нє ¢'è ιи мє

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(ιѕριяαтα α∂ υиα ¢αиzσиє ∂єι иιgнтωιѕн)

 

           

       

LA MIA DONNA

 

 

 

 

La donna che voglio

non è di questo mondo

Forse nemmeno esiste,

eppure la riconoscerei fra mille;

La mia Lei

non l'ho ancora conosciuta...

ne ho avute tante,

ma come Lei nessuna.

E aspetto,

aspetto in tutti i chiari di luna

che il mio Angelo si presenti a me,

immacolato

dopo un volo spiccato

direttamente dalle stelle...

e mi si posi a carezzar la pelle,

il fiato

Ma non m'importa ora Lei con chi sia,

con chi abbia condiviso questa vita...

La nostra vita è oltre mille anàgrafi

ed oltre questo tempo così ingrato...

E non contano i suoi uomini, o i suoi figli,

nè proprietà,

o i suoi titoli ...

Conta invece che al di là di queste vite

ci ritroveremo tutt'e due,

un giorno

e la nostra storia non avrà più fine.

In questa fede m'addormento la notte.

So che possiamo rinascere assieme,

riappartenerci l'un l'altra

dopo esserci appartenuti in un'altra vita

quando ci conoscevamo già,

perchè la storia delle nostre anime innamorate

non debba più aspettare.

Siamo le due metà di una stessa vita

e il nostro Amore oltre ogni vita vivrà...

 

           

       

LA BANDIERA FATATA DEI MACLEOD

 

  

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Il vecchio castello di Dunvegan, nell’isola di Skye, è bagnato su tre lati da un mare freddo e grigio.

 Per centinaia di anni è stato la dimora dei Capitani del Clan MacLeod e del loro bene più prezioso: una striscia di seta color giallo pallido, la Bandiera Fatata, che appartiene al Clan dalla lontana notte in cui nacque un piccolo capitano dei MacLeod.

Quella notte tutta l’isola era pervasa dalla più grande gioia e sulle colline vennero accesi cosi'tanti falò che gli abitanti delle isole vicine credettero che l’isola si fosse incendiata! Nel castello l’intero Clan si era riunito per festeggiare e in ogni stanza si poteva incontrare gente festante e danzante,tranne che in una piccola torretta in cima ad un’alta scala, dove la balia Morag tentava di far addormentare il piccolo erede, dondolando avanti e indietro la culla di legno.

 

Una giovane dama inviata dalla madre entrò a vedere se il neonato dormiva e, osservando il suo placido sonno, disse a Morag: “Sei l’unica che ancora non ha potuto festeggiare la nascita dell’erede! Non vedi? Dorme! Mi offro io di vegliarlo, mentre scendi un po’ a divertirti anche tu!”.

 

La vecchia Morag esitava, ma infine si lasciò convincere, pregando la dama di chiamarla se il bambino si fosse svegliato. Questa si sedette ed iniziò a dondolare la culla, ma non si accorse che pian piano lo scialle che Morag vi aveva deposto sopra scivolava per terra. Il bambino cominciò a piangere, sempre più forte, senza che la giovane riuscisse a calmarlo, mentre cercava di chiamare Morag, ma la musica era troppo forte e infine, depostolo nella culla, la dama scese a cercare la bambinaia. Il pianto era ormai disperato quando una dolce nenia cominciò a diffondersi nell’aria e mani fatate avvolsero il piccino al riparo dal vento freddo…Così lo trovò Morag, addormentato tra le braccia della Regina delle Fate che, vedendo l’espressione allarmata della donna: “Ferma Morag!” esclamò “la stoffa che lo avvolge non gli farà del male! E’ più calda di qualsiasi coperta e inoltre lo proteggerà da ogni pericolo. Salverà l’erede dei MacLeod nel momento di maggior pericolo,se sarà fatta sventolare sulle mura del castello, ma attenta! Potrà essere utilizzata solo tre volte, poi le fate la reclameranno! Ricorda Morag, tre volte!”.

 

Molti anni dopo, nel XV secolo, il castello di Dunvegan venne assalito da feroci guerrieri che avevano invaso Skye dalle isole vicine; i MacLeod furono decimati e ormai erano prossimi alla sconfitta. All’ultimo momento, il loro capitano si ricordò della leggenda e appena la Bandiera sventolò sui bastioni, un esercito di soldati-ombra si materializzò sbaragliando i nemici . Lasciando i MacLeod vittoriosi sul campo, i guerrieri si dissolsero nell’aria. Lo stesso episodio si verificò circa cento anni dopo.

La Bandiera è stata così issata due volte e ancora per una può spiegare il suo potere: si dice che essa sia tuttora nascosta nel castello di Dunvegan, mentre le fate aspettano di tornare a reclamarla.

 

           

       

A PROPOSITO DELLA SCOPERTA DELL'ANELLO

 

 

 

 

Un giorno si presentò alla porta di Bilbo il grande Stregone,Gandalf il Grigio,accompagnato da tredici nani,tra i quali nientemeno che Thorin Scudodiquercia,discendente di re.

Benchè sbalordito ed incredulo,Bilbo parti'con loro,in una mattina d'aprile del 1341(Calendario della Contea)alla ricerca del gran tesoro appartenuto ai re dei nani.Si diceva che fosse stato seppellito sotto la Montagna,nella valle a sud di Erebor.Il drago di guardia al tesoro fu ucciso.La spedizione fu coronata da un brillante successo.

Tuttavia,nonostante la battaglia dei Cinque Eserciti,durante la quale Thorin e molti altri valorosi cavalieri persero la vita,l'impresa non avrebbe avuto molto rilievo nella storia,se non si fosse verificato uno strano incidente.

Il gruppo diretto verso le terre selvagge fu assalito dagli orchetti in un alto valico delle Montagne Nebbiose;durante la lotta Bilbo si smarri' nelle profonde miniere nere degli orchetti.Brancolando nel buio,posò una mano in terra,e gli capitò di trovare un anello.Gli parve,allora,un semplice caso,e si mise l'anello in tasca.Cercando una via d'uscita,Bilbo giunse alla fine della galleria,nel ventre della montagna.

In quel luogo viveva Gollum,lontano dalla luce del giorno,su un isolotto in mezzo a un gran lago ghiacciato.Era un piccolo essere ripugnante:adoperava i grandi piedi piatti come remi,per muovere una piccola barca,mentre con pallidi occhi fosforescenti osservava i pesci ciechi che le sue lunghe dita afferravano ed infilavano,ancora vivi,in bocca.Mangiava ogni essere vivente che riusciva a catturare e strangolare,persino gli orchetti.

Possedeva un tesoro segreto venuto in suo possesso molti anni prima,quando viveva ancora alla luce:un anello d'oro capace di rendere invisibile colui che lo portava.Era l'unica cosa che amava,il suo"talismano" col quale parlava e discuteva anche quando non l'aveva con sè.Di solito lo teneva nascosto nel suo isolotto,al sicuro in un buco,fuorchè quando cacciava o spiava gli orchetti al lavoro nella miniera.

Gollum avrebbe certo subito attaccato Bilbo se avesse avuto con sè l'anello al momento del loro incontro.Invece era l'hobbit ad avere un'arma,un coltello elfico che adoperava a mò di spada.Per guadagnare tempo,il mostro lo sfidò al gioco degli enigmi:se Bilbo non fosse riuscito a risolvere gli enigmi,egli l'avrebbe ucciso e divorato;nel caso contrario,sarebbe stato lui a fare qualcosa x Bilbo:gli avrebbe mostrato la via d'uscita dalla galleria.

Bilbo,smarrito nel buio,senza speranza,incapace sia di avanzare che di tornare indietro,accettò la sfida.Alla fine fu Bilbo a vincere,più per fortuna(sembra)che per intelligenza;infatti,non sapendo più cosa chiedere,ed avendo inavvertitamente toccato l'anello raccolto nella galleria,domandò:"che cos'ho in tasca?";Gollum,pur avendo dato tre risposte,non riusci'a trovare quella giusta e quindi fu irrevocabilmente tenuto a rispettare la promessa.

Bilbo,colto dall'improvvisa idea che quella viscida creatura potesse essere falsa e bugiarda,pregò vivamente Gollum di mantenere la parola.Ma dopo anni di buio,il cuore di Gollum era diventato nero e in lui covava la falsità:fuggi'furtivamente sulla sua isoletta in mezzo alle scure acque,di cui Bilbo ignorava l'esistenza.Li',pensava,c'era il suo"talismano" che l'avrebbe protetto e confortato,ora che si sentiva furioso ed affamato.Ma l'anello era sparito;l'aveva perso,glielo avevano rubato!

Mandò un urlo che fece rizzare i capelli sulla testa di Bilbo,il quale non aveva però capito cosa fosse successo.Un'idea balenò improvvisamente nella mente di Gollum:"Ecco che cosa aveva in tasca!"gridò,e si precipitò per uccidere l'hobbit e riprendersi il suo tesoro.

Nell'oscurità gli occhi di Gollum brillavano come una fiamma verde.Bilbo si accorse del pericolo giusto in tempo per fuggire su per la galleria lontano dal lago:e di nuovo la sua buona stella lo salvò.Mentre correva,mise una mano in tasca e l'anello gli si infilò dolcemente al dito.Gollum lo sorpassò e si mise a guardia dell'uscita per impedire al ladro di scappare.Bilbo,seguendo stancamente il mostro che imprecava e piagnucolava,indovinò il segreto dell'anello:aveva trovato lui il magico amuleto e con esso il modo di sfuggire agli orchetti e a Gollum.La speranza fu come una luce nell'oscurità!

Infine arrivarono davanti ad un'apertura pressochè invisibile che conduceva alle uscite inferiori della miniera,sul lato est della montagna.Gollum si mise in agguato e Bilbo fu tentato di ucciderlo con la spada.Ma la pietà glielo impedi',ed egli non volle che l'anello,unica sua speranza di sopravvivenza,gli servisse per uccidere una creatura impaurita ed in situazione di svantaggio.

Raccogliendo tutte le proprie forza,saltò al di là di Gollum nel buio,e scappò giù per il passaggio,inseguito dalle grida di odio e di disperazione del suo nemico:"Al ladro!al ladro!Baggins!Sia maledetto in eterno!".

Grazie all'anello,Bilbo riusci' anche a fuggire lontano dagli orchetti,raggiungendo i compagni.Adoperò l'anello molte altre volte prima di rientrare a casa,specialmente x venire in aiuto degli amici,mantenendo tuttavia il segreto per quanto gli fu possibile.

Al suo ritorno ne parlò unicamente a Gandalf e a Frodo;nessun altro della Contea conosceva l'esistenza dell'anello,o perlomeno cosi'egli credeva...

Al suo ritorno,Bilbo appese la spada Pungolo sul camino e prestò ad un museo,e precisamente al Palazzo Mathom di Pietraforata,la meravigliosa armatura proveniente dal tesoro del drago e regalatagli dai nani.Ma conservò in un cassetto di Casa Beggins l'antica mantella con cappuccio che aveva portato durante il viaggio,e in tasca,assicurato ad una catenella,il prezioso anello,che non lasciava mai.

(J.R.R.TOLKIEN-"IL SIGNORE DEGLI ANELLI")

 

           

       

   

LETTERA DI UNA MADRE

 

 

 

Gioie, lacrime,felicità,

delusioni,paure, angosce,

orgoglio, sofferenza, dolore

e poi di nuovo gioie,soddisfazioni...

 Un figlio ti dona gioie e lacrime

ti elargisce delusioni e paure

ti regala angosce e orgoglio

ti da sofferenze e soddisfazioni...

 ti spacca il petto

il bisogno di proteggerlo;

ti annienta il saperlo solo

nel mondo,

 ti dona la vita il suo sorriso,

ti spalanca il cuore la sua voce ,

ti odi per ogni sua lacrima,

per ogni sua sconfitta.

Ma immenso per il mio cuore

è poter vedere ogni giorno

i tuoi occhi,

ricevere un tuo sorriso,

 ascoltare la tua voce ,

sentirti ancora mio

anche quando andrai per il mondo

sulle tue gambe ormai sicure,

capire quanto vali

e sentirmi sciocca e ridicola

davanti alla tua logica.

Gioire dei tuoi successi

e soffrire delle tue pene...

un cuore di mamma brilla solo alla luce

della stella che ha